Associazione Pugliese per la Retinite Pigmentosa - ODV
CONTENUTI:

Lumen n. 51:

rpPuglia NewsLetter
News - rpPuglia
anno quinto n. 331                              19 agosto 2010

Lumen n. 51

Con la presente, al fine di facilitarne la lettura, vi riportiamo gli articoli pubblicati sulla rivista Lumen n

    Con la presente, al fine di facilitarne la lettura, vi riportiamo gli articoli pubblicati sulla rivista Lumen n. 51 riguardanti il XVI Retina International World Congress svoltosi a Stresa nei giorni 26 e 27 giugno 2010:

 

-           Il Congresso del Sorriso (Assia Andrao);

-           Concluso il XVI Retina International World Congress (Redazione Lumen);

-           Fattori di vitalità dei coni: studi molecolari e funzionali (Josè-Alain Sahal);

-           Diagnostica molecolare per i disturbi ereditari della vista: tentativi di chiusura del “gap” esistente tra scoperte   scientifiche e analisi di routine dei pazienti (Prof. Dr. F. P. M. Cremers);

-           Effetti dell’età nel recupero della vista nella cecità congenita (Jean Bennett, MD, PhD);

-           Trattamenti presenti e futuri delle degenerazioni retiniche (Gerald J. Chader, Ph. D. Doheny Retina Institute, USC Medical School, Los Angeles, CA, USA).

 

            Il Congresso del Sorriso

 

           Assia Andrao, Presidente Retina Italia ONLUS

 

   “Carissimi amici,

 

si è concluso il Congresso di Stresa e questo numero di Lumen vi porta una breve cronaca dell’evento e alcune notizie generali sui risultati della ricerca espressi durante il Convegno. Prossimamente uscirà un supplemento con altre notizie e articoli sul Convegno.

   Il Congresso ha visto la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da tutto il mondo, e i maggiori esperti nazionali e internazionali. E’ stato un lavoro lungo e complesso, ma il valore scientifico che già si preannunciava dal programma è stato premiato anche dalle Istituzioni: ha avuto il riconoscimento dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e gli auguri del Sottosegretario al Ministero della Salute, del Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola e del Sindaco di Stresa che ci ha accolto con un piacevole benvenuto mercoledì 23 giugno all’arrivo delle delegazioni delle Associazioni internazionali ed ha portato il suo saluto la mattina del 26 giugno. La buona riuscita di questo Congresso è frutto del lavoro che qui voglio ringraziare: il Comitato Scientifico del Congresso che ha redatto il programma scientifico, il Comitato laico che ha seguito tutte le fasi dell’organizzazione, la Newtours, (segreteria organizzativa del Congresso), Snj Media Studio (la nostra immagine ufficio stampa), le Associazioni federate a Retina Italia, in particolare APRI Piemonte e APRI VCO, un riconoscimento speciale va ai tanti volontari che si sono succeduti nei giorni prima e durante il Congresso, il loro impegno è stato apprezzato e sottolineato da tutti i partecipanti.

   Ma devo un ringraziamento particolare a Retina International e alla sua Presidente Christina Fasser perché affidandoci l’organizzazione del XVI Congresso di Retina International ci hanno dato l’onere è vero, ma ci hanno dato soprattutto l’opportunità di riunire qui in Italia i maggiori esperti e ricercatori italiani e internazionali che ci hanno aggiornato su tutto ciò che riguarda i risultati degli studi, negli aspetti diagnostici e di possibili trattamenti terapeutici e riabilitativi delle distrofie retiniche. Il Congresso è stato definito da Christina Fasser “il Congresso del Sorriso” per l’accoglienza, per la splendida Stresa, per il tempo che ci ha regalato giorni di sole, per la disponibilità e la capacità dei relatori di mettersi a disposizione dei pazienti, per la cortesia e la gentilezza di tutti i partecipanti; certamente come per tutte le cose non tutto è stato all’altezza e tutto è migliorabile, ma è stato un’occasione unica non facilmente ripetibile, dove i risultati di tanti ricercatori e clinici ci hanno dato veramente nuove speranze e ci hanno lasciato un sorriso nel cuore”.

 

 

           Concluso il XVI Retina International World Congress

           Redazione Lumen

 

   Il Convegno ha visto la partecipazione di più di 500 persone provenienti da oltre 25 Paesi dei quattro continenti diversi. In due giorni si sono alternati nelle varie sale del Palazzo dei Congressi di Stresa oltre quaranta relatori, provenienti da laboratori di ricerca di tutto il mondo, che hanno condiviso con altri medici e ricercatori e con i pazienti e le loro famiglie i risultati delle più recenti ricerche nel campo della prevenzione, della diagnosi e della terapia di queste patologie.

   Il Congresso ha confermato che sono ormai numerose le strategie terapeutiche in corso di sperimentazione per queste patologie un tempo definite incurabili. La più citata è stata la terapia genica, cioè l’inserimento del gene funzionante nel tessuto che ne è privo. Questo tipo di terapia, sebbene al momento sia riservato a un numero esiguo di pazienti (si calcola che in Italia potrebbero essere circa 60 a poterne beneficiare) ha dato al momento ottimi risultati e senza causare effetti negativi. La si è sperimentata su un ristretto numero di pazienti, alcuni dei quali italiani, dopo che ne era stata dimostrata l’efficacia in modello animale di malattia. Dato il successo, in parte frutto del lavoro dei ricercatori dei laboratori Telethon di Napoli, è stato iniziato il percorso per mettere a punto la terapia genica anche per altre malattie ereditarie della retina.

   Un altro tipo di terapia riguarda l’utilizzo di cellule geneticamente modificate che inserite in una microcapsula appesa nel vitreo, rilasciano una sostanza che favorisce la sopravvivenza dei fotorecettori, quelle cellule della retina che sono il prolungamento del cervello e che trasformano lo stimolo luminoso in impulso elettrico, passaggio cruciale nel processo della visione. Questa terapia può essere utilizzata sia nelle retinopatie ereditarie che per la forma secca di Degenerazione Maculare Senile, per la quale a tutt’oggi non erano disponibili trattamenti efficaci.

   Ci si augura che l’iter per la messa in commercio sia rapido e che questo trattamento sia quanto prima disponibile sul mercato.

   Uno studio randomizzato, seppur eseguito su un limitato numero di soggetti con Retinite Pigmentosa ha poi dimostrato che una particolare miscela di antiossidanti, è risultata efficace per rallentare l’avanzare della malattia. Durante il Congresso è stata illustrata un’altra possibilità di intervento, quella dei chips subretinici: cioè inserire al di sotto della retina un chip elettronico in grado di trasformare lo stimolo luminoso in un impulso elettronico e, dopo le prime fasi di sperimentazione, è in corso anche in Italia il reclutamento di pazienti per le fasi successive della sperimentazione.

   Nelle ultime notizie presentate domenica pomeriggio a conclusione dei lavori il Prof. Guidoni ha illustrato i risultati della sua ricerca sull’efficacia della Miriocina nell’arrestare nei topi le degenerazioni retiniche ereditarie. Ma certamente la notizia più innovativa è stata data dal Prof. Roska che ha dimostrato come, al momento solo nel topo, l’inserimento in residui di fotorecettori che sembravano degenerati, di proteine reagenti alla luce chiamate canalo-rodopsine e presenti normalmente nei batteri e nelle alghe, ha consentito di rendere reattiva alla luce una retina non più funzionante. La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Science del 24 giugno 2010, solo due giorni prima del Congresso.

   Fra le relazioni più insolite vi è stata quella del Dr. Cajochen che ha dimostrato come l’orologio biologico che regola il ritmo sonno-veglia e altri ritmi importanti per la nostra vita, non sia adeguatamente impostato nei soggetti con cecità e come la melatonina sia in grado di ristabilire il corretto ritmo in questi individui, con un notevole miglioramento della qualità di vita.

   Il mondo scientifico che ha partecipato all’evento ha espresso apprezzamento per l’alto livello delle relazioni svolte nelle sessioni scientifiche, così come è stata apprezzata da pazienti e accompagnatori la disponibilità dei professori a rispondere alle loro domande.

   Il XVI Retina International World Congress ha segnato dunque un successo di pubblico, seguito con grande attenzione, tanto da registrare nell’ultimo speech la presenza di circa 300 persone.

 

           Fattori di vitalità dei coni: studi molecolari e funzionali

           Josè-Alain Sahel

 

 

   Nella Retinite Pigmentosa la maggioranza delle mutazioni causative coinvolge geni unicamente espressi nei bastoncelli. In seguito ad esperimenti di trapianto e in vitro, abbiamo dimostrato il ruolo dei fotorecettori che interagiscono con le cellule paracrine, e abbiamo identificato un fattore di vitalità dei coni prodotto dai bastoncelli (Rodderived cone viabilità factor, RdCVF), che incrementa la sopravvivenza dei coni nella retina dei topi rd1. La caratterizzazione della funzione di questo gene (nucleredoxin like 1) e il suo ortologo RdCVF2 (nucleredoxin like 2) punta a una duplice funzione, e cioè al segnale cellulare e al controllo redox. I geni Nxn11 e Nxn12 codificano sia per una piccola isoforma proteica corrispondente a fattori trofici, sia per una isoforma addizionale più lunga fortemente omologa alla famiglia delle tioredoxine, coinvolte nella difesa contro lo stress ossidativo.

   L’analisi del segnale RdCVF e del fenotipo del topo con in attivazione dei geni Nxn11 o Nxn12 fornisce una spiegazione all’associazione completata tra il danno alla retina e la risposta neuroprotettiva.

   Lo studio dei due mutanti mostra che il fenotipo, ad esempio la progressiva perdita della funzione della densità dei coni, è aumentato dall’induzione dello stress ossidativi (danno da luce) e che i due geni sono coinvolti in differenti patterns di risposta allo stress ossidativi, escludendo quindi una ridondanza genetica.

   Il nostro esperimento è consistito nel valutare se la somministrazione di RdCVF nella retina di ratti portatori della mutazione P23H, può non solo indurre ad una risposta cellulare da parte dei coni, ma anche preservarne la funzione. In questo modello animale con Retinite Pigmentosa autosomica dominante (ADRP) l’iniezione di RdCVF comportava la conservazione in larga misura dell’ampiezza dell’elettroretinogramma e una maggiore densità dei coni. Gli effetti sulla morfologia dei segmenti esterni dei coni giustificano un’attività funzionale più elevata, e possono dimostrare una forte specifica interazione di RdCVF con la proteina Tau associata ai microtubuli.

   Questi risultati indicano che RdCVF non solo può recuperare parzialmente i coni ma anche preservarne l’attività funzionale in maniera significativa, dimostrando in tal modo il potere di RdCVF nella conservazione della visione dei pazienti.

 

           Diagnostica molecolare per i disturbi ereditari della vista: tentativi di chiusura del “gap” esistente tra scoperte            scientifiche e analisi di routine dei pazienti

           Prof. Dr. F. P. M. Cremers

 

   Le malattie ereditarie della retina costituiscono la maggior causa di danno visivo e cecità nei bambini e nei giovani adulti nel mondo occidentale. La loro prevalenza totale è di uno su duemila individui. Studi di genetica molecolare, effettuati nelle ultime due decadi, hanno permesso l’identificazione dei geni difettivi approssimativamente nel 65% dei casi delle malattie ereditarie della retina. Molte delle malattie oculari più frequenti, tra cui la Retinite Pigmentosa autosomica recessiva (arRP > 26 geni) e l’Amaurosi Congenita di Leber (LCA > 16 geni) sono di conseguenza chiamate malattie monogeniche “complesse”.

   Usando approcci tradizionali così come anche nuove strategie, possiamo aspettarci che la maggioranza dei geni causativi rimanenti possa essere identificata nei prossimi cinque anni. La conoscenza del preciso difetto genetico è un prerequisito per una consulenza genetica adeguata. Basandosi sulle caratteristiche cliniche osservate in pazienti con mutazioni nello stesso gene, possono essere fornite informazioni più accurate sulla prognosi. Con l’avvento di nuovi geni o terapie specifiche per le mutazioni, diventa sempre più importante per i pazienti conoscere il proprio difetto genetico.

   Dato l’ampio numero di geni e mutazioni coinvolte, quali tecniche possono essere utilizzate per valutare effettivamente i difetti genetici alla base delle malattie retiniche? Il sequenziamento standard è utilizzato se la maggioranza delle mutazioni può essere identificata in uno o pochi geni (ad esempio la malattia di Stargardt, la Retinite Pigmentosa associata al cromosoma X). L’analisi di tutte le mutazioni conosciute responsabili della LCA può essere realizzata utilizzando l’analisi di estensione di singolo nucleotide allele-specifica (APEX), che individua varianti patologiche nel 60% dei pazienti. L’APEX è relativamente economica e flessibile, ma risulta meno dispendiosa per la distrofia dei coni-bastoncelli autosomica recessiva, per le quali il 25-35% delle mutazioni può essere identificata in questo modo.

   Il sequenziamento di nuova generazione (NGS) rappresenta una breccia nel sequenziamento a basso costo. L’NGS si basa sull’arricchimento di sequenze target tramite microarray, seguito dal sequenziamento massivo parallelo. Comparato al sequenziamento convenzionale, i costi per nucleotide diminuiscono di 100-1000 volte. Per identificare nuovi geni responsabili di malattie retiniche, tutti gli esoni di una regione genomica di notevole dimensione possono essere sequenziati in un solo esperimento. Alternativamente, tutti gli esoni del menoma umano possono essere sequenziati per meno di 10000 euro.

   L’NGS è stato sviluppato per progetti di sequenziamento su larga scala. Sono in corso studi per adeguare la tecnologia NGS a scopi diagnostici.

   A causa dell’enorme eterogeneità genetica di alcune malattie, la prossima sfida consisterà nell’identificare pazienti con i requisiti giusti per le terapie geniche appropriate. Per realizzare ciò, abbiamo bisogno di informare i pazienti, i genetisti clinici e gli oftalmologi sullo stato attuale e sulle future prospettive di nuove terapie. Non dovremo sopravvalutare il potenziale delle nuove terapie, e si dovranno attentamente valutare gli effetti di una maggiore espressione dei geni iniettati utilizzando modelli animali appropriati negli anni a venire. Da altra parte, una volta che le terapie saranno disponibili dovrebbero essere subito individuati i pazienti trattabili prima che diventino irrecuperabili, data la natura progressiva di molte malattie ereditarie della retina.

   Una domanda chiave è chi può fare uso delle tecniche sopra menzionate. Solo in pochi Paesi dell’occidente, compagnie assicurative sulla salute possono coprire le spese per i test diagnostici molecolari. Nei Paesi in via di sviluppo, alcune delle tecniche sopra descritte sono troppo costose per i test diagnostici molecolari di routine. Tecniche economiche, esaurienti ed efficienti, necessitano di essere messe a punto in modo da essere utilizzate anche in Paesi non occidentali.

 

           Effetti dell’età nel recupero della vista nella cecità congenita

           Jean Bennett, MD, PhD

 

   Introduzione: La terapia genica ha la possibilità di rendere reversibile la malattia o prevenire un ulteriore peggioramento della visione in pazienti con degenerazione retinica ereditaria incurabile. Il nostro gruppo e altri precedentemente hanno dimostrato che la somministrazione di un virus adeno-associato (AAV) intermedio iniettato nello spazio subretinico, porta ad un miglioramento della funzione visiva/retinica in modelli animali affetti da una forma di Amaurosi Congenita di Leber (LCA2), dovuta a una mutazione nel gene RPE65, sebbene l’entità del recupero è dipendente dall’età.

 

   Metodi: La funzione visiva/retinica è stata valutata in dodici soggetti con LCA2, di età compresa tra gli 8 e i 44 anni, fino a 2,25 anni dopo una singola iniezione subretinica unilaterale di AAV2-Hrpe65v2.

 

   Risultati: La somministrazione di AAV era ben tollerata e ciascuno dei soggetti mostrava un sostanziale miglioramento nelle misurazioni soggettive e oggettive della visione. Parecchi soggetti non sono più legalmente ciechi. Il miglioramento più evidente è stato osservato nei bambini, i quali acquistavano una visione sufficiente alla deambulazione indipendente.

 

   Conclusioni: Questo studio include i quattro individui più giovani al mondo sottoposti a terapia genica per una malattia non letale. Esso include anche i due individui più anziani, fino ad oggi, sottoposti a terapia genica. La sicurezza, l’entità e la stabilità del miglioramento della visione in tutti i soggetti, è a favore dell’utilizzo della terapia mediante il vettore AAV per il trattamento delle malattie retiniche ereditarie, sebbene la precocità dell’intervento può aumentare il potenziale miglioramento.

 

   Questa presentazione ha richiesto il contributo delle seguenti persone: Carmen Acerra, Valter R. Arruda, Alberto Auricchio, Sandro Banfi, Jeannette Bennicelli, Daniel Chung, Ann Fulton, Bernd Hauck, Katherine A. High, Barbara Konkle, Bart P. LeRoy, Arkady Lyubarsky, Albert M. Maguire, Maureen G. Maguire, Federico Mingozzi, Jessica Morgan, Eric A. Pierce, Edward N. Pugh, Jr., T. Michael Redmond, Settimio Rossi, Kenneth S. Shindler, Francesca Simonelli, Enrico M. Surace, Edwin Stone, Junwei Sun, Francesco Testa, Nicholas J. Volpe, Michael Ward, Richard Weleber, Jennifer Wellman, J. Fraser Wright, Olga Zelenaia, Xiaosong Sonia Zhu.

 

           Trattamenti presenti e futuri delle degenerazioni retiniche

           Gerald J. Chader, Ph. D. Doheny Retina Institute, USC Medical School, Los Angeles, CA, USA

 

   Sono sempre più numerose le informazioni sui geni coinvolti nella Retinite Pigmentosa e in alter rare forme di degenerazione retinica, così come sui meccanismi patogenetici che portano alla degenerazione dei fotorecettori. Per esempio si stima che sia nota circa la metà dei geni le cui mutazioni causano la Retinite Pigmentosa così come la maggior parte dei geni coinvolti nella Degenerazione Maculare Senile. Valendosi di queste informazioni sui meccanismi che portano alla morte dei fotorecettori sono state messe a punto strategie per rallentare la perdita di visione o in alcuni casi per ripristinare la funzione visiva andata perduta.    Sono in corso sperimentazioni cliniche sia per la Degenerazione Maculare Senile che per la Retinite Pigmentosa, che comprendono una rara forma di degenerazione retinica, l’Amaurosi Congenita di Leber, la malattia di Stargardt e la Sindrome di Usher. Le strategie utilizzate sono le seguenti:

 

           Terapia genica

   La terapia genica si è dimostrata efficace e sicura in esperimenti su modelli animali di degenerazione retinica. Nel modello animale si sono osservati sia un perdurare nel tempo degli effetti positivi della terapia genica, che effetti positivi anche su forme avanzate di Retinite Pigmentosa. Sono in corso sperimentazioni cliniche su una specifica forma di Amaurosi Congenita di Leber. Ci vorrà del tempo prima di poter affermare che i trattamenti sono davvero efficaci, ma i primi risultati sono positivi.    Sono in fase di preparazione altre sperimentazioni cliniche per pazienti con altre forme di retinopatie, compresa la Sindrome di Usher e la malattia di Stargardt. La terapia genica può anche essere utilizzata per veicolare un gene curativo a un certo tipo di cellula o a un determinato tessuto. Questa forma di trattamento prende il nome di terapia genica farmacologica. In questo modo molecole che migliorano la sopravvivenza dei neuroni (agenti neurotrofici) possono essere portati alle cellule retiniche per prolungarne la vita e la funzione.

 

           Trattamento farmacologico

   Un trattamento farmacologico può essere definito come l’uso di una sostanza chimica o di una proteina che prolunga la vita di una cellula. Come menzionato prima, si tratta di sostanze che influenzano la sopravvivenza dei neuroni o di agenti neurotrofici che possono essere somministrati quando i fotorecettori sono danneggiati, ma ve ne è ancora un limitato numero presente. Molte di queste sostanze sono state identificate e si dimostrano efficaci nel prolungare la vita dei fotorecettori o addirittura nel migliorarne le funzioni in modelli animali di degenerazione retinica. Vi è in corso una sperimentazione clinica (Neurotech Co) che utilizza un approccio basato sulla terapia farmacologica. In questo caso viene somministrato un fattore neurotrofico (CNTF) utilizzando una minuscola capsula inserita nell’occhio che rilascia questo fattore di crescita che rallenta la perdita dei fotorecettori. Questo potrebbe essere il primo trattamento in grado di curare sia la Retinite Pigmentosa che la Degenerazione Maculare Senile.

 

           Trapianto di fotorecettori e di cellule staminali

   Una ovvia soluzione per rimpiazzare i fotorecettori andati perduti è quella di trapiantarne di nuovi derivati da un donatore che vadano ad occupare lo spazio lasciato libero dalle cellule che sono degenerate. Purtroppo si sono spesi anni e anni di ricerca sugli animali, senza ottenere successi rilevanti. Vi è stata anche una sperimentazione clinica con risultati molto modesti. D’altra parte la terapia con cellule staminali oggi offre grandi speranze per mettere a punto trattamenti futuri sia per la Retinite Pigmentosa che per altre malattie degenerative della retina. Le cellule staminali sono cellule che hanno la potenzialità sia di riprodursi che di differenziarsi in qualunque tipo di cellula presente nell’organismo. Vi sono cellule staminali sia nell’embrione che in vari tessuti dell’organismo adulto (compresa la retina), anche se in numero minimo. Molti ricercatori e molte industrie stanno lavorando per trovare le condizioni che portino le cellule staminali a differenziarsi in fotorecettori maturi e funzionanti. Ci auguriamo che tali sforzi portino al più presto a mettere a punto trattamenti efficaci.

 

           Terapia nutrizionale

   La Vitamina A è già disponibile per i pazienti con Retinite Pigmentosa e numerose altre strategie nutrizionali sono in corso di messa a punto e si basano sul principio che nella retina dei pazienti con Retinite Pigmentosa e dei pazienti con la Degenerazione Maculare Senile si osserva un grave danno ossidativo. Nei modelli animali di RP il danno ossidativo si è dimostrato essere la principale ragione di alterazione e conseguente morte dei fotorecettori. Basandosi su questi dati in Spagna è in corso una sperimentazione clinica che prevede l’utilizzo di uno speciale gruppo di sostanze antossidanti (“Retina Complex”). I risultati definitivi di questa sperimentazione non sono ancora disponibili, ma i primi dati sembrano essere positivi.

 

           Protesi elettroniche retiniche

   Quando tutti i fotorecettori sono morti, una protesi retinica elettronica potrebbe prendere il posto delle cellule andate perdute e ristabilire la funzione retinica. Con questo strumento, una piccola telecamera posta all’esterno invia un segnale visivo all’impianto elettronico posto nella retina. Il chip elettronico stimola poi le altre cellule nervose retiniche e lo stimolo elettronico viene quindi inviato tramite il nervo ottico alla zona della corteccia cerebrale che lo elabora in immagine visiva. I risultati di diversi tipi di impianto elettronico utilizzati in varie parti del mondo sono incoraggianti. Vi sono in corso sperimentazioni cliniche su queste protesi elettroniche che potrebbero essere utili sia per i pazienti con Degenerazione Maculare Senile che con Retinite Pigmentosa. Una di queste sperimentazioni cliniche è effettuata dall’azienda Second Sight Medical Products (SSMP), è attualmente in fase 2 e utilizza un modello avanzato di protesi elettronica. Un altro eccellente modello di protesi è stato sviluppato da Retina Implant GmbH.

 

           RIASSUNTO

   In conclusione oggi abbiamo molte informazioni sulle cause delle degenerazioni retiniche ereditarie che ci consentono di dimostrare in modo scientifico su modelli animali che i trattamenti basati su tali informazioni possono essere sia sicuri che efficaci.

   In seguito ai risultati delle sperimentazioni animali, oggi sono in corso numerose sperimentazioni cliniche ed è probabile che molte di più saranno messe a punto negli anni a venire.



    di Maria Colucci



Ricordiamo infine, che chiunque ritenga di essere a conoscenza di una notizia utile alla nostra comune causa, può segnalarla alla nostra redazione: redazione@rppuglia.org così da renderla pubblica per tutti, attraverso il nostro sito:

WWW.RPPUGLIA.ORG

Grazie e... alle prossime news!
N.B. - Ricevete questa mail perchè ci avete espressamente autorizzati a farlo all'atto dell'iscrizione alla NewsLetter. Per la rettifica e/o la cancellazione dei vostri dati inviate una mail a: NewsLetter@rppuglia.org provvederemo nel più breve tempo possibile.

Torna indietro