Sahida vorrebbe
giocare con la trottola, però non riesce a ricordarsi dove l’ha lasciata il
giorno prima. Nella capanna di paglia e fango dove vive con la mamma e il
fratellino non c’è. Forse lì, sotto la tettoia, vicino al forno? “Stai lontana,
Sahida!”, esclama la mamma. “Il forno brucia, vedi che è rosso e giallo? E’
perché è acceso e dentro c’è il fuoco”.
Sahida dice di sì
con la testa. Ha sei anni, ma sa già tante cose: il forno, quando è rosso e
giallo, brucia. E’ giallo e rosso come il sole, e anche il sole è caldo e
brucia.
Il forno è fatto
così: c’è un grande buco scavato nella terra e vicino c’è un buco più piccolo.
Nel buco piccolo la mamma infila la paglia e i legnetti per dare da mangiare al
fuoco che brucia nel buco grande. Sopra il buco grande si mette una pentola di
ferro e dentro la pentola si versa il riso per farlo bollire. Quando il riso è
diventato morbido si può mangiare. Sahida sorride: ha capito tutto. Ha anche
voglia di mangiare il riso, ma bisogna aspettare.
“Vado a giocare
con Kim” dice alla mamma. E corre a cercarlo. Eccolo laggiù, vicino alla siepe.
Sahida si avvicina piano piano e lui non la sente arrivare perché le cicale
fanno un gran rumore. Gli posa le mani sugli occhi all’improvviso e gli chiede:
“Chi è?” “Sahida!”, risponde lui. Poi prova ad alzarlo per farlo girare
nell’aria, ma non ci riesce. Solo qualche mese fa Sahida riusciva a prendere
tra le braccia il fratellino e insieme giravano in tondo, proprio come
trottole. E la mamma rideva. “Com’è forte la mia bambina!”, esclamava.
Sahida adesso
pesa solo undici chili, per questo non riesce più a sollevare Kim. Sahida sa
tante cose, ma certe no: non sa che da qualche mese la mamma ha perso il lavoro
e che ha pochi soldi per comprare il riso. Così, quasi non mangia per dare
tutto quello che può ai suoi bambini.
“E’ pronto,
venite!”, grida la mamma. Sahida corre tenendo per mano il fratellino e si
siede al suo posto col fiatone. C’è un piatto di riso per lei e uno per Kim. E
la mamma? “Io ho mangiato”, dice, sorridendo. Sahida sa tante cose, ma questa
no: non sa che anche se la mamma sorride, è triste.
Sahida mangia e
quando ha finito ha ancora fame. Ha anche caldo, perché è mezzogiorno e il sole
è giallo più che mai. Ma si sta bene lì all’ombra, sotto la tettoia. Però Kim
si è addormentato e Sahida non può giocare con lui.
“Dormi anche tu”,
le dice la mamma. “Io vado a prendere l’acqua al pozzo”.
La bambina si
accoccola vicino al fratellino, ma non ha sonno. Allora, finalmente, si ricorda
dov’è la trottola: il giorno prima l’ha lasciata sotto una panca, contro il
muro della capanna. È fatta di legno, con una striscia di azzurro lungo il
bordo. Sahida sa come si gioca: bisogna farla girare tra il pollice e l’indice
e poi lasciarla cadere per terra.
Ci prova una
volta, ma la trottola non gira, rimbalza sul pavimento e si ferma. Sembra
facile, invece è difficile. Bisogna essere bravi, farla girare velocemente
prima di posarla sul pavimento. Sahida riprova e la trottola questa volta gira,
gira, gira. Gira, gira, gira sulle mattonelle. Gira, gira, gira e rotola verso
il forno . gira, gira e saltella sul bordo una volta, due volte, tre volte, poi
ci cade dentro. Sahida strilla: “Oh, no!”. E si avvicina al forno, che è buio.
Non è rosso e giallo. È spento. E quando il forno è spento dentro non c’è il
fuoco…
Sahida sa tante
cose, ma certe no: non sa che anche se è buio, il forno brucia ancora. Sembra
freddo, invece è caldissimo.
Per questo non si
preoccupa e si sporge nel buco grande, infila le braccia per prendere la
trottola e cade.
Quando si
sveglia, Sahida è distesa in un carretto e le fanno male la testa e le mani.
Bruciano, come le punture delle api. La mamma ha steso il velo del suo sari
colorato sul carretto, per farle ombra. La bambina la ascolta parlare con un
uomo, davanti a una grande porta di ferro. È l’ingresso di un ospedale, ma lì
curano solo chi ha i soldi per pagare. La sua mamma soldi non ne ha: le danno
delle bende nuove e la mandano via.
Il portone di
ferro si chiude e la mamma si guarda intorno in silenzio. Ma un signore le
viene vicino: ha visto quello che è successo e la vuole aiutare. “C’è un posto
dove curano anche chi non ha soldi”, le dice. “Devi andare a Thegaria, lungo la
strada che porta a Calcutta. Vieni con me, ti accompagno”.
Il carretto
comincia a muoversi e Sahida dopo un po’ si addormenta.
Al risveglio,
tutto è cambiato: si trova in una stanza fresca. La testa le fa un po’ meno
male e un signore vestito di verde le sta fasciando le mani. Sente anche un
buon odore di riso e di spezie.
“Adesso si mangia”,
le dice il signore, strizzandole un occhio. “Tu non puoi toccare il cucchiaio,
perciò ti aiuterà la mamma”.
L’ospedale è un
posto bellissimo, ogni mattina il signore vestito di verde cambia le bende a
Sahida e a mezzogiorno e alla sera le portano da mangiare. Riso, frutta, e
anche il pollo. E’ un ospedale senza portone, dove tutti possono entrare per
farsi curare. Nessuno ti manda via, qui, e chi ha bisogno può restare a lungo.
Sahida ci rimane
per tre mesi e la mamma va a trovarla ogni settimana.
Oggi Sahida
guarda fuori dalla finestra: dovrebbe venire la mamma, ma non è ancora
arrivata. All’improvviso però qualcuno le mette le mani sugli occhi e chiede:
“Chi è?” “Kim!”. Sahida si volta e lo stringe forte: è tanto tempo che non vede
il suo fratellino.
“Sei cresciuto!”,
esclama, guardandolo, mentre la mamma entra nella stanza.
“Anche tu!” dice
Kim. Poi Sahida ridendo lo solleva e lo fa girare al centro della stanza. In
tondo, in tondo, in tondo…
“Com’è forte la mia bambina!”, sussurra la
mamma, coprendosi la bocca con il velo del sari. Sahida non sa certe cose, ma
questa sì: sa che la mamma piange perché è troppo contenta. Non sorride, ma è
felice.
Il
riso e il pianto sono tanto diversi, eppure a volte si toccano, si confondono.
Chi di mestiere fa il comico, quando va al massimo, riesce a far ridere tanto
da far venire le lacrime agli occhi e sì, viene proprio da piangere. Certo è
una magia e quando succede è bellissimo: è la magia dell’emozione. Riso e
pianto che si toccano e si confondono, come una bambina e la sua mamma quando
si abbracciano strette strette.
I componenti del
Consiglio Direttivo dell’Associazione Pugliese per la Retinite Pigmentosa ONLUS
augurano ad ognuno di voi di vivere una Pasqua densa di emozioni.