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Come una ciambella microscopica:

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anno dodicesimo n. 596                              11 maggio 2018

Come una ciambella microscopica

    E’ stata inventata una retina artificiale a partire da pigmenti organici in grado di restituire la vista alle persone non vedenti. Si tratta di un minuscolo e semplice film fotoattivo che converte gli impulsi della luce in segnali elettrici che, a loro volta, stimolano i neuroni. Di seguito, quanto tratto da “MeteoWeb.eu”.

 

    I ricercatori della Tel Aviv University e della Linköping University, in Svezia, hanno sviluppato una retina artificiale, utilizzando pigmenti organici economici e ampiamente disponibili, impiegati negli inchiostri di stampa e nei cosmetici. Con questa nuova tecnologia, i ricercatori sperano di poter restituire la vista alle persone cieche.

 

    La nostra retina consiste in diversi strati sottili di cellule. I neuroni sensibili alla luce nella parte posteriore dell’occhio convertono la luce in segnali elettrici, mentre altre cellule elaborano gli impulsi nervosi e li trasmettono lungo il nervo ottico ad un’area del cervello conosciuta come corteccia visiva. Una retina artificiale potrebbe essere impiantata chirurgicamente nell’occhio di una persona che ha perso la vista a causa della degradazione delle cellule sensibili alla luce, che non sono, quindi, più in grado di convertire la luce in impulsi elettrici.

 

    La retina artificiale inventata dai ricercatori svedesi, in collaborazione con ricercatori provenienti da Italia, Israele e Austria, è un minuscolo e semplice film fotoattivo che converte gli impulsi della luce in segnali elettrici che, a loro volta, stimolano i neuroni. È simile ad un singolo pixel di un sensore di una videocamera digitale. Ogni pixel ha un diametro più piccolo di quello di un capello umano. I pigmenti di cui è costituito sono economici e non tossici e sono comunemente usati nei cosmetici.

 

    I ricercatori hanno descritto la retina artificiale come una ciambella microscopica, con i pigmenti al centro e un sottile anello metallico intorno. Agisce senza altri connettori esterni e i neuroni vengono attivati senza alcun ritardo. Eric Glowacki, che ha guidato il team di ricerca, ha dichiarato: “Abbiamo ottimizzato il film fotoattivo per la luce del vicino infrarosso, poiché i tessuti biologici, come ossa, sangue e pelle, sono più trasparenti a queste lunghezze d’onda. Questo fa sorgere la possibilità di altre applicazioni nell’uomo in futuro”.

 



    di Maria Colucci



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