Voci,
indiscrezioni, comunicati ufficiali, manifestazioni di protesta annunciate, poi
sospese, ma non annullate. È direttamente Pietro Barbieri, Presidente della
FISH - la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, cui aderiscono
decine di Associazioni e Federazioni locali di persone con disabilità e dei
loro familiari - a raccontare su “Superando.it” che cosa sia esattamente
successo nei giorni scorsi, in vista del prossimo Decreto Governativo sul nuovo
ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). E lo fa sotto forma
di una vera e propria cronistoria, indicando successivamente quali siano le
reali questioni "in ballo" e come intenda muoversi la Federazione,
sgombrando il campo a ogni impropria dietrologia e cercando in tal modo di
chiarire i dubbi emersi in questi giorni da parte di molte stesse persone con
disabilità.
(Inizio
cronistoria di Pietro Barbieri)
Un caro amico mi
parla di disorientamento delle persone con disabilità e dei loro familiari - o
perlomeno del rischio di esso - nell'incrocio tra notizie giornalistiche,
comunicati della FISH e note del governo sul nuovo ISEE e sull'indennità di
accompagnamento.
Nonostante tutto
sia alla luce del sole (come sempre), cerchiamo di mettere in fila un po' di
cose.
Cosa è
accaduto.
1. Il Governo,
attraverso il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Maria Cecilia
Guerra, sta costruendo un percorso di consultazione – assai prossimo alla
concertazione - sul Decreto che deve emanare a seguito dell'articolo 5 del
cosiddetto "Decreto Salva-Italia" [convertito nella Legge 214/11,
N.d.R.].
I
"consultati" sono: il Coordinamento degli Assessori ai Servizi
Sociali delle Regioni, i Responsabili ANCI (Associazione Nazionale Comuni
Italiani) delle Politiche Sociali, i Settori Welfare dei sindacati CGIL, CISL,
UIL e UGL, la FISH, la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle
Persone con Disabilità) e - dopo la loro protesta perché esclusi - il Forum del
Terzo Settore e il Forum delle Famiglie.
Va precisato che
- per l'emanazione del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio) - non è
prevista alcuna forma di consultazione, solo il parere delle Camere. Per atti
di questa natura giuridica, infatti, mai nessun Governo aveva consultato la
FISH e la FAND o qualsivoglia altro esponente del mondo della disabilità.
2. A tutti i
"consultati" - eccezione fatta per i Forum, è stato presentato solo
lo strumento di misurazione del reddito, non i campi di applicazione, che
questi siano gli emolumenti come indennità e pensioni, oppure servizi sociali,
socio sanitari o sanitari.
Con la FAND si
sta tentando di arrivare all'incontro con il Sottosegretario Guerra con un
documento comune sull'ISEE. Senza successo però.
3. I sindacati
vengono auditi la mattina del 14 maggio, la FISH e la FAND nel pomeriggio dello
stesso giorno. Vengono usate le stesse slide di presentazione.
Vengono
consegnati gli stessi documenti. Al termine dell'incontro con FISH e FAND, chi
scrive si è recato in CISL per altre ragioni, e ci siamo confrontati sui
contenuti dell'incontro che avevano avuto loro e che avevamo avuto noi:
identici i contenuti, identiche le preoccupazioni. Tanto ancora da negoziare
sul calcolo dell'ISEE. Al termine decidiamo di produrre un comunicato stampa
interlocutorio.
4. Il giorno dopo
Roberto Petrini de «la Repubblica» pubblica alcune indiscrezioni con evidenti
forzature: alle audizioni non ha partecipato alcun rappresentante del Ministero
dell'Economia, tra i sindacati c'era anche l'UGL, e non si era parlato di campi
di applicazione. La CGIL produce subito un comunicato di attacco contro i
contenuti delle indiscrezioni de «la Repubblica». A due ore di distanza segue
un nostro comunicato e successivamente tanti altri. A tal proposito non si
capisce perché alcuni si ostinino a scrivere che i sindacati non hanno
smentito. La CGIL, ad esempio, ha dichiarato nero su bianco che «non ci sta a
far cassa sulle indennità» e tra l'altro il 16 maggio esce un comunicato a tre
(CGIL, FAND e FISH).
Ciò che tutti
paventiamo è che esista un altro luogo dove si sta studiando il taglio,
trasformando il tavolo con la Guerra in un vero e proprio
"trappolone".
Altra cosa -
orribile - è che esista qualcuno tra noi auditi che possa avere avuto qualche
altra occasione di dialogo e che abbia sottoscritto tali ipotesi.
Ovviamente cresce
la ridda delle ipotesi e la "caccia alle streghe". Brutto clima.
5. Lo stesso
giorno - 15 maggio - Guerra dirama un comunicato che smentisce nettamente le
indiscrezioni de «la Repubblica», dicendo chiaro e tondo che negli incontri non
si è mai parlato di quale prestazione o servizio sarebbe assoggettato al nuovo
ISEE. Non dice però su cosa stia lavorando, quanto a campo di applicazione.
Ergo, la notizia de «la Repubblica» è falsa (Guerra non ha parlato con nessuno
né di indennità da tagliare né di limite di 15000 Euro annui, mettendo una
pietra tombale sulla caccia alle streghe), ma non dice che non è un ipotesi
sulla quale stanno lavorando. Ecco da dove nasce il citato comunicato di CGIL,
FAND e FISH del giorno successivo.
6. In quelle ore
convulse ci confrontiamo spesso con Giovanni Pagano - Presidente della FAND -
dichiarandoci entrambi disposti a tutto pur di difendere l'indennità di
accompagnamento. Entrambi cerchiamo contatti con gli uffici della Guerra che
rassicurano: quell'ipotesi riportata da Petrini non è in campo.
Nel tardo
pomeriggio del 16 - per posta elettronica - arriva la proposta di Tommaso
Daniele, Presidente dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti),
di indire una manifestazione per il 23 maggio. Ci sentiamo con Pagano verso le
19.30. Conveniamo sui pericoli, ma vogliamo entrambi vedere documenti scritti, dato
che abbiamo un tavolo aperto e che il successo di partecipazione alla
manifestazione - in soli quattro giorni lavorativi - è a rischio. Conveniamo
dunque sulla data del 30 maggio. Mi incarico di sentire personalmente Daniele,
dato che quest'ultimo, con Pagano, non si era mostrato disponibile a cambiare
la data.
7. La sera alle
20.00 il Partito Democratico convoca una riunione politica sull'ISEE, con CISL
e CGIL tra i partecipanti. Tutti sostengono che dopo l'articolo de «la
Repubblica» cambia tutto: prima di esprimere giudizi sullo strumento di
misurazione, bisogna vedere a cosa si applica. Dichiarano a chiare lettere che
«su questa roba non si fa cassa» e che non vogliono un altro episodio come
quello dei cosiddetti "esodati". Io annuncio la nostra ipotesi di
scendere in piazza. Finiamo alle 23.30.
8. La mattina
dopo alle 7.00 invio a settanta membri della FISH un SMS di consultazione
sull'opportunità di manifestare e sulle due date in bilico. Dopo aver ricevuto
risposta da circa l'80% dei membri FISH consultati - che si attesta unanimemente
per il sì alla piazza, ma per il 30 maggio - verso le 9.00 chiamo Daniele, il
quale afferma che si sarebbe consultato con le componenti dell'UICI.
Verso le 11.30 mi
invia una mail dicendo che loro sono irremovibili sul 23. Hanno paura di un
"blitz del Governo" e che il Decreto venga approvato senza
consultazioni il 31 maggio, così come previsto dalla norma. Certo che così il
30 sarebbe tardi! Gli spiego quindi che non esistono i tempi tecnici per
approvarlo entro il 31 maggio.
Subito dopo,
sento Pagano che mi spiega come le altre Organizzazioni FAND non siano
favorevoli al 23, ma assieme conveniamo che non si può rompere il fronte
unitario su un argomento così decisivo. E quindi proclamiamo la manifestazione
per il 23 maggio. Ecco spiegato perché parte prima la comunicazione interna
dell'UICI di quella pubblica, prodotta congiuntamente da FISH e FAND.
Il pomeriggio,
all'incontro con il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo sull'educazione
inclusiva, il Presidente dell'ENS (Ente Nazionale Sordi) apprende da chi scrive
la data del 23 e si mostra sconcertato, ma poi dice che si impegnerà. Siamo in
ballo e si balla.
9. Il giorno dopo
- 19 maggio -, mentre fervono i preparativi, vado a Venezia a un convegno sul
welfare promosso dall'Università Ca' Foscari, ove partecipo a una tavola
rotonda come rappresentante del Forum del Terzo Settore, assieme al
Sottosegretario Guerra. È decisamente alterata per le nostre iniziative dopo le
sue rassicurazioni. Le dico che è dall'emanazione del Decreto
"Salva-Italia" che siamo in ballo e che il tira e molla sta
sfiancando il mondo della disabilità. Mi dice che ha condiviso con la
Presidenza del Consiglio un comunicato stampa di chiarimento. Nel frattempo
FISH e FAND avevano inviato anche una lettera al Presidente del Consiglio Monti
e al Sottosegretario Catricalà.
Alle 17.00
finisce il convegno di Venezia e mi faccio leggere telefonicamente il
comunicato del Governo. Da lì in poi - fino alle 21.00 - cerco sia Pagano che
Daniele, ma senza successo. Ricevo telefonate da molti amici della FISH che
chiedono (e suggeriscono) sul da farsi. Tutti dicono: sospendiamo - non
annulliamo- anche perché sull'ISEE c'è ancora molto da chiarire.
La mattina dopo,
a Biella per l'inaugurazione di un orto ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie
di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) accessibile, invio
l'SMS di sospensione ai settanta indirizzi FISH che ho in rubrica verso le
9.00. Subito dopo mi chiama Pagano dicendomi che si era rotto il suo cellulare.
Concordiamo il comunicato stampa (che qualcuno, per far "tornare i propri
teoremi", scambia per solo comunicato FISH).
Cosa c'è in
ballo.
1. A tutti appare
evidente che il "famigerato" articolo 5 è frutto di un compromesso
tra il PdL e il PD, partiti che da posizioni diverse sostengono il Governo
Monti. È perciò scritto male. I primi (il PdL) insistono sulle ipotesi della
riforma fiscale e assistenziale Tremonti-Sacconi, contro la quale avevamo
iniziato a manifestare e sulla quale avevamo lavorato - per smontarla - con il
Forum del Terzo Settore. Il PD insiste invece sul suo accantonamento e in
particolare sull'automatismo del taglio lineare delle prestazioni fiscali
agevolate e assistenziali previsto dall'altrettanto famigerato articolo 10.
La mediazione,
per noi, è un rischio gigantesco, ma essendo inserita nel primo provvedimento
del Governo Monti che serve a recuperare la credibilità del Paese, non poteva
che essere "blindato".
2. Sull'ISEE si
gioca poi la "partita dell'equità", uno dei tre paradigmi con i quali
Monti tiene assieme una maggioranza tanto eterogenea.
Tutti sappiamo
dell'evasione fiscale nel nostro Paese. Tutti sappiamo che c'è un'elusione
anche dell'ISEE attuale nell'accesso alle scuole materne pubbliche, all'università,
alle tariffe agevolate di luce e gas ecc. Una delle ragioni è la debolezza nel
calcolo patrimoniale dell'attuale ISEE, sul quale va certamente posto un
argine. Su questo è evidente che come Cittadini non possiamo che essere
d'accordo. Inoltre - per non disconoscere completamente le strategie del
precedente Governo - nel calcolo dell'ISEE il Governo Monti ha voluto
aggiungere i redditi esenti, tra cui l'indennità di accompagnamento.
Altrettanto ha fatto nel non escludere quell'emolumento dal campo applicativo
dell'ISEE.
3. Chiaramente,
quindi, esistono nella maggioranza ipotesi contrapposte. Ed è altrettanto
chiaro che chi deve attuare l'articolo 5 di ciò deve tenere conto.
Questa è la
consapevolezza di tutti coloro che approcciano quel tavolo. Ed è un non detto
che pesa come un macigno. Si opera come appesi a un filo sospeso nell'aria: il
rischio è che chi non tiene l'equilibrio si faccia male davvero. In
quest'ottica si deve leggere il recente comunicato della Deputata Margherita
Miotto.
4. Il Ministro
Fornero e il Sottosegretario Guerra ci hanno più volte rassicurati, ma
l'articolo de «la Repubblica» ha rotto quell'esile bilanciamento tra soluzioni
imperfette per la tutela delle persone con disabilità e la paura.
Le rassicurazioni,
nel tempo, sono state anche su altri fronti: sono spariti, ad esempio, i
"falsi invalidi". Cambia il Governo e cambiano le versioni del Presidente
dell'INPS Mastrapasqua: i falsi invalidi sono diventati «un fenomeno risibile»,
1.500 su 1.800.000 prestazioni: solo lo 0,08%. Nel momento in cui i media
rilanciano le immagini della "falsa invalida" di Pinerolo e altri,
Guerra va spesso in TV a ribadire il concetto: il fenomeno va combattuto, ma è
fisiologico. Il problema è l'invecchiamento della popolazione. E il fronte
viene aperto su un nuovo-vecchio indirizzo, i Livelli Essenziali.
Si sposta cioè il
baricentro dalla "disabilità-peso per la società" a un tema sul quale
il Governo, nel suo insieme, deve intervenire.
In quei giorni ci
annunciò anche ciò che sarebbe stato reso noto molto recentemente, ovvero il
cosiddetto "Piano per il Sud" di 2,3 miliardi di Euro del Ministro
per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, richiamando sempre però due fatti:
a. il punto precedente; b. la crisi economica, l'Euro, lo spread ecc.
Non è
insignificante un passaggio fondato sulla verità dei dati e non sugli
ideologismi della "purezza dei probi contro gli sciuscià sociali",
piccoli truffatori che mendicherebbero la beneficenza pubblica e usurperebbero
ingenti risorse pubbliche, quasi dei "pensionati d'oro". Tanto meno
la promessa che si avvera del Piano per il Sud: un unicum in politica di questi
tempi.
5. E poi c'è la
paura di "non sfangarla" stavolta. Il 7 luglio 2010 riuscimmo a
sconfiggere l'ipotesi nefasta del taglio all'indennità di accompagnamento.
Parole
dell'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «Stavolta non ci
speravo proprio che saremmo riusciti ad evitare il taglio». Ma oggi c'è una
situazione internazionale troppo critica e degenerata. C'è anche un evidente
propagarsi trasnazionale del fenomeno dei "falsi invalidi", scoperti persino
negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Svizzera. Oltre che in Grecia. Poi
quella bozza di misurazione del nuovo ISEE, per niente convincente: un lodevole
tentativo di compensare il calcolo di redditi esenti come indennità e pensione
che però si rivela teorico e inefficace? Un errore? Oppure?
6.
L'ineluttabilità della riduzione delle politiche sociali è un elemento di
frustrazione. Del recupero delle risorse azzerate non si parla nemmeno se non
nella cerchia purtroppo ristretta - seppur enormemente partecipata - di
iniziative come Cresce il Welfare Cresce l'Italia.
Allo stesso modo
un presidio assistenziale come l'indennità di accompagnamento - che la Corte
Costituzionale definisce tale - passa come integrazione al reddito nel
"silenzio assordante". Analogamente qualcuno potrebbe porre il tema
dei voucher, degli assegni di cura fino all'assistenza indiretta e diretta.
Cosa dire poi della
quantificazione per singolo intervento ospedaliero in Lombardia? Anche quello
potrà divenire sostegno al reddito?
7. Non possiamo
non cogliere che nell'ultimo comunicato della Presidenza del Consiglio c'è un
cambio di passo. A parlare, infatti, non è più un Sottosegretario alle
Politiche Sociali - sottovalutate praticamente da ogni Governo -, ma il vertice
massimo del Governo stesso. E quello che dice non è di forma: «una riforma
dell'indennità in funzione del bisogno». Se io so ancora leggere l'italiano, si
tratta di riconoscere il bisogno assistenziale che col reddito non c'entra
nulla. È quindi di una gradualità in base al bisogno che si parla. Un po' come
in Germania, dove l'indennità varia da 200 a 1200 Euro mensili. Dichiarazione
molto ardita, quindi. Andremo a leggere le carte come si fa in una partita di
poker.
Usciamo quindi
dal risarcimento di una menomazione? Noi lo chiediamo da anni, dato che lo
schematismo corporativista delle minorazioni associa come
"plurihandicap" appunto le minorazioni, fregandosene bellamente della
gravità oggettiva. Ad esempio, a una persona con autismo viene riconosciuta una
sola indennità poiché vede, sente e cammina. Non importa se servono ben due
persone al giorno per assisterla. Il nostro "Piave" non saranno certo
le paroline «al solo titolo della minorazione». Non lo sono mai state. Vediamo
se l'alternativa coincide con ciò che diciamo da quindici anni. Di certo il
nostro "Piave" è che l'indennità di accompagnamento non può e non
dev'essere legata al reddito. Non dobbiamo certo dimostrarla ora questa nostra
posizione.
8. L'altro
elemento, infine, è che vogliamo vere compensazioni sul calcolo dell'ISEE, a
partire dal computo del lavoro di cura di genitori, coniugi ecc. ecc. Solo così
abbiamo la certezza dell'equità.
Noi non spendiamo
6000 Euro annui per spesa sanitaria, siamo esenti ticket. Tanto meno 9000 per
badanti, non possiamo permettercelo. Alle volte gli anziani sì, perché hanno
prodotto reddito per tutta la vita (al contrario di noi che siamo disoccupati
all'80%) e hanno figli in grado di fungere da sostegno negli ultimi anni di
vita. E poi la garanzia che l'ISEE non sia applicato agli emolumenti e ai
servizi per l'inclusione sociale: non si può infatti permettere che una
prestazione che consente a una persona di produrre reddito sia gravata da
compartecipazione. Il rischio è che si mettano le persone di fronte alla scelta
di lavorare o di essere assistiti, di essere indipendenti o
"bamboccioni" per tutta la vita.
Cosa fare
1. Creare
alleanze con forze sociali di ogni tipologia, con opinioni e policy maker. È
necessario che ad esempio le campagne contro i "falsi invalidi" - che
sottendono al taglio delle scarse prestazioni sociali - trovino opposizione in
un'area più solida che nelle semplici associazioni di persone con disabilità e
dei loro familiari.
Fa più opinione
nel Paese un articolo di Gian Antonio Stella su «Corriere della Sera», di una
manifestazione di poche centinaia di disabili. Fa più danni un universitario
accademico che teorizza l'inutilità dell'indennità di accompagnamento di un
effimero articolo di pseudo-scoop di un giornalista de «la Repubblica». Ha più
forza politica una proposta che vede uniti sindacati e formazioni sociali che
non un movimentismo informe.
2. Incalzare il
Governo e il Parlamento su ogni atto che ci riguardi. Non mollare la presa,
investendo energie sulla parte positiva dei dubbi. La disabilità "non va
sull'Aventino", è quotidianità, non è opposizione.
3. Tenere pronte
iniziative di protesta se e quando necessario. Tutti devono sapere di esserne
coinvolti. Abbiamo dimostrato di non tirarci indietro, anzi, di andare anche da
soli, se necessario, mettendo in conto denunce penali per manifestazione non
autorizzata.
Negli ultimi anni
l'abbiamo praticata spesso questa forma di lotta politica. D'altro canto è
evidente che in tutto il mondo occidentale, ad essere sotto attacco è il
welfare. Bisogna usare gli atti con strategia, però. Quando cioè ogni altra
arma si è dimostrata inefficace.
Spero dunque che
ora sia chiaro sia perché abbiamo scelto di sospendere la manifestazione del 23
maggio, sia perché non l'abbiamo annullata. In barba ai dietrologismi e alle
"complotterie". Al cui esercizio lasciamo altri.
(Fine
cronistoria di Pietro Barbieri)