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Quando succede, vietato dire non ce la faccio:

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anno quattordicesimo n. 618                              29 giugno 2020

Quando succede, vietato dire non ce la faccio

    La loro vita sembrava finita, invece ne è ricominciata una seconda. Parliamo degli atleti disabili italiani, ne esistono a migliaia, alcuni noti altri meno. Grazie alla loro forza di volontà, dopo l’incidente e nonostante la disabilità, hanno messo in campo sé stessi e, fatica dopo fatica, hanno conquistato titoli e medaglie in Italia e talvolta nel mondo; non solo Alex Zanardi, che in queste ore sta combattendo per la vita all’Ospedale “Le Scotte” di Siena: sono tanti altri gli atleti paralimpici famosi che sono stati un esempio per tutto lo sport italiano e non solo, offrendo a molte persone una lezione non solo di sport, ma anche di vita, per ritrovare coraggio e fiducia nei momenti più drammatici.

    Ho il piacere di presentarveli con l’articolo che segue, tratto da “Il Corriere della Sera”.

 

          BEBE VIO

 

    Beatrice Vio, famosa come Bebe Vio, è una delle atlete paralimpiche più note in Italia, campionessa mondiale ed europea in carica di fioretto individuale paralimpico. Ha 23 anni ed è nata a Venezia, pratica scherma da quando aveva 5 anni. L’incidente che le ha cambiato la vita si registra all’età di 11 anni, quando viene colpita da una meningite fulminante che le provoca un’infezione che la porta all’amputazione di avambracci e gambe. Nonostante il grave trauma, dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera, grazie alla riabilitazione al Centro Inali di Budrio in provincia di Bologna e all’immancabile sostegno dei suoi familiari, riprende la scuola e ricomincia l’attività sportiva come schermitrice su sedia a rotelle tramite una protesi progettata apposta per lei. Nel 2012 è stata tra i tedofori ai Giochi paralimpici di Londra, mentre nel 2016 ha sfilato come portabandiera dell’Italia in occasione della cerimonia di chiusura della XV Paralimpiade di Rio 2016. Nonostante la disabilità, Bebe Vio non ha mai mollato ed è stata una figura di grande ispirazione per tanti atleti, disabili e non, oltre che testimonial di numerose campagne sociali e conduttrice di un programma su Rai1 dal titolo «La vita è una figata».

    Nel giugno 2014 vince il titolo europeo assoluto paralimpico nel fioretto categoria “B” individuale e a squadre ai campionati continentali di Strasburgo.

    Nel 2015 diventa campionessa mondiale paralimpica del fioretto individuale nel corso dei campionati di scherma di categoria in Ungheria. Nel 2016 a Rio de Janeiro nei Giochi paralimpici conquista la medaglia d’oro nella prova individuale, mentre nel 2017 conquista il suo secondo titolo di campionessa mondiale paralimpica nel fioretto individuale nel corso dei campionati di scherma di categoria a Fiumicino. Nel settembre 2018 vince un’altra medaglia d’oro agli Europei di scherma paralimpica di Terni.

    Ha vinto in tutto otto medaglie d’oro. E nel 2019 è arrivata anche una Barbie speciale con il volto e le sembianze di Bebe Vio per celebrare l’atleta italiana nel mondo. L’atleta ha scritto due libri per Rizzoli: «Mi hanno regalato un sogno» e «Se sembra impossibile allora si può fare».

 

 

          NICOLE ORLANDO

 

    Nata a Biella nel 1993, Nicole Orlando è affetta da Sindrome di Down. Inizia l’attività sportiva a soli 3 anni grazie ai genitori che la iscrivono nella società di ginnastica La Marmora - Team Ability Biella. Nicole è specializzata nell’atletica leggera, in particolare nei 100 e 200 metri, nel lancio del giavellotto, nel salto in lungo e nel triathlon. Nel 2013, ai Campionati europei di Roma, vince tre ori nei 100 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4X100, ripetendosi l’anno dopo con le stesse medaglie agli Open European Championships. È suo il record europeo nei 100 metri e nel salto in lungo. Vince quattro ori anche ai mondiali 2015 in Sudafrica. Nel 2016 ha pubblicato un libro scritto a quattro mani con la giornalista Alessia Cruciani intitolato «Vietato dire non ce la faccio». (Piemme Edizioni).

 

 

          FRANCESCA PORCELLATO

 

    Francesca Porcellato, nata a Castelfranco Veneto nel 1970 e nota come la «rossa volante» per i suoi lunghi capelli rossi ricci, è famosa per essere una fondista e paraciclista. Ammontano a 14 le medaglie conquistate nella sua brillante carriera sportiva. È diventata paraplegica a 18 mesi quando fu investita da un camion nel vialetto di casa. «Quando mi hanno dato la prima carrozzina, l’unica cosa a cui ho pensato è stata quella di farla andare più veloce che potevo». È questa una delle sue frasi che riassume il senso dello sport e dell’intera sua vita. Nella carriera sciistica, nel marzo 2010 ha conquistato la medaglia d’oro nella gara di sprint. Nella carriera ciclistica in handbike, nel 2015 ha vinto due medaglie d’oro ai campionati del mondo su strada e nella stessa stagione ha vinto un oro e due argenti in eventi di coppa del mondo. Ai Giochi paralimpici di Rio 2016 ha conquistato 2 medaglie di bronzo.

    Vanta 9 partecipazioni ai Giochi paralimpici, 6 in quelli estivi e 3 in quelli invernali, dove ha conquistato 11 medaglie. È una delle poche atlete al mondo ad aver conquistato il titolo di campionessa paralimpica sia nelle edizioni estive che in quelle invernali. A Pechino è stata anche portabandiera ufficiale della delegazione italiana. In un’intervista al quotidiano “L’Arena” ha detto: «Io non mi sono mai chiesta perché l’incidente sia accaduto a me e non agli altri bambini che erano presenti quel giorno. È successo e basta. E sono stata fortunata, perché sono viva».

 

 

          GIUSY VERSACE

 

    Figlia di Alfredo Versace, cugino dei noti fratelli Donatella, Santo e Gianni Versace, si occupa anch’ella di moda fino a quando nel 2005, all’età di 28 anni, è vittima di un incidente stradale durante una trasferta di lavoro sulla Salerno - Reggio Calabria in seguito al quale perde entrambe le gambe. Comincia un periodo drammatico durante il quale, con grande forza di volontà, Giusy comincia a convivere con la sua disabilità, grazie anche alla riabilitazione al Centro Inail di Budrio dove arrivano le protesi per le gambe. Nel 2010 inizia a correre con un paio di protesi in fibra di carbonio, diventando così la prima atleta donna italiana a correre con gli arti inferiori amputati. Nel 2011 diventa Presidente dell’Associazione Disabili No Limits Onlus e raccoglie fondi per donare ausili a chi è meno fortunato e non può permetterseli. L’anno successivo scrive la sua autobiografia «Con la testa e con il cuore si va ovunque». La sua specialità sono i 100 metri. In sei anni conquista ben 11 titoli italiani, detenendo diversi record nazionali. Nel 2016 arriva il tesseramento per le Fiamme Azzurre, il Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria e all’IPC Grand Prix di Grosseto 2016 vince la sua prima vera gara nei 400 metri e conquista il record italiano. Giusy ha una passione anche per la politica e viene eletta nelle liste di Forza Italia nel collegio uninominale di Varese alle elezioni politiche del marzo 2018. Attualmente lavora nella commissione Affari Sociali di Montecitorio con delega del gruppo alle pari opportunità e disabilità.

 

 

          ASSUNTA LEGNANTE

 

    Una carriera brillante prima tra i normodotati e poi nel mondo della disabilità come non vedente. Assunta Legnante, nata a Frattamaggiore (Napoli) nel 1978, ha vinto la medaglia d’argento ai Campionati europei di atletica leggera indoor 2002 e il titolo europeo ai Campionati europei indoor nel 2007. Soprannominata “cannoncino” per la potenza delle braccia, è specializzata nel lancio del peso. È stata capitana della nazionale italiana ai Mondiali di Osaka nel 2007.

    Nel 2009 conclude la carriera per l’aggravarsi dei problemi visivi, dovuti principalmente a un glaucoma congenito presente fin dalla nascita che la porta alla cecità. Ma grazie alla sua tenacia e alla sua forza fisica ed interiore, annuncia di voler partecipare alle paralimpiadi di Londra 2012 dove conquista il gradino più alto del podio nella sua specialità e stabilisce il primato mondiale con 16,74 metri, primato che migliora nuovamente ai campionati mondiali di atletica leggera paralimpica di Lione 2013 con 16,79 metri. La stagione 2014 prosegue nel migliore dei modi. Assunta infatti stabilisce un ulteriore nuovo record mondiale con 17,30 metri, sempre nel lancio del peso, il 6 giugno al Meeting di Padova in una gara con normodotati e migliora il suo record personale nel lancio del disco da 35,07 metri (record europeo) a 35,48 metri. Assunta ha due figli.

 

 

          MARTINA CAIRONI

 

    Martina Caironi, pluricampionessa paralimpica, nasce ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, nel 1989. Nel novembre 2007 è rimasta coinvolta in un incidente stradale in moto che le ha causato l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del femore. Non si arrende e dopo la riabilitazione, diventa una promessa dell’atletica leggera paralimpica, conquistando prima il titolo italiano nel 2010, poi quello mondiale nel 2011 sui 100 metri piani ed infine quello europeo nel 2012 vincendo agli Europei di Stadskanaal, nei Paesi Bassi, una medaglia d’oro e una di bronzo. Nel 2012 partecipa alla sua prima Paralimpiade, quella di Londra, portando a casa la medaglia d’oro nei 100 metri e scendendo per la prima volta sotto il muro dei 16 secondi. Dal 2012 è parte delle Fiamme Gialle, il gruppo sportivo della Guardia di Finanza, e con questa maglia ai Mondiali di Lione 2013 conquista il primo gradino del podio sia nella sua specialità, i 100 metri, sia nel salto in lungo. Al Meeting Nembro (BG) nel 2015 afferra l’oro e il Record del Mondo nei 100 metri con 15.05; vince l’IPC Athletics Grand Prix di Grosseto, battendo il record del mondo nei 200 metri con un tempo di 32.29 (peraltro suo primato) e siglando anche il record mondiale nel salto in lungo con 4,60 metri. E infine alle Paralimpiadi di Rio 2016 ottiene ben due successi: un argento nel salto in lungo e ancora un oro nei 100 metri.

 

 

          ONEY TAPIA

 

    Nato a Cuba nel 1976, giocatore di baseball, si è trasferito in Italia nel 2002, dove ha ottenuto la cittadinanza, per fare il lanciatore nell’Old Rags Lodi e nel Montorio Veronese. Durante l’attività sportiva, nel 2011 Oney Tapia viene colpito da un grosso ramo alla testa e perde la vista. Così nel 2013 si avvicina al mondo dell’atletica leggera paralimpica, specializzandosi nel lancio del disco e nel getto del peso. A ottobre del 2013 diventa primatista nazionale nel lancio del disco. Entra poi in nazionale e ottiene un tredicesimo posto ai mondiali paralimpici di Doha nel 2015, la medaglia d’oro nel lancio del disco e un quinto posto nel getto del peso agli Europei paralimpici di Grosseto, oltre alla medaglia d’argento, sempre nel disco, ai Giochi paralimpici di Rio. Nell’agosto 2018 agli Europei paralimpici di Berlino vince la medaglia d’oro nel lancio del disco.



    di Maria Colucci



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