Dall’Assemblea del 14 Dicembre 2025 (seconda parte)
Domenica 14 Dicembre 2025, si è svolta l’Assemblea
Ordinaria dei soci dell’A.P.R.P. – O.D.V.. Il Presidente, Dott. Gianfranco
Taurino ha introdotto i lavori ricordando che nel 1978-1979, il Prof. Matteo
Bracciolini, Fondatore della nostra Organizzazione, cominciò a radunare i primi
pazienti presso l’Ospedale “Giovanni XXIII” e che, da quel momento, ebbe inizio
la nostra storia, metà della quale poi, a partire dal 2004-2005, si è svolta
presso la Clinica Oculistica del Policlinico. Dopo alcuni secondi di silenzio
perché, come si canta, “l’emozione non ha voce”, il Presidente ha richiamato i
sentimenti provati entrando, per la prima volta, nell’Aula “Luigi Cardia”,
quando ancora vedeva, lo stesso luogo che adesso, dopo anni di lavoro in corso,
ristrutturato, ci ha riaperto le porte con rinnovata accoglienza.
Con la presente, scriviamo un’altra pagina della nostra
vita, riportando la relazione del Prof. Francesco Boscia.
(Inizio Relazione)
Il prof. Boscia ringrazia la Dott.ssa Patrizia Lastella e
la Prof.ssa Nicoletta Resta per l’interesse nel loro operato. Ammette che è
veramente un momento storico per quanto riguarda le terapie geniche
dell’occhio. Si figura che è chiaramente una discussione emotiva, ma che ha
delle basi solide, ha una sostanza scientifica. Ricorda che la scienza ha
progredito in maniera rapida negli ultimi decenni, e che viviamo “un momento
entusiasmante”. L’altro dato miracoloso e fortunato è il fatto che l’occhio sia
accessibile alle terapie genetiche al contrario di molti altri distretti
dell’organismo, di molte altre sindromi in cui probabilmente l’approccio medico
è più complesso. Si ha la possibilità di accedere all’occhio in maniera diretta
e così si possono iniettare vettori virali che riescono a entrare nelle cellule
dell’occhio e a produrre il loro effetto. Tuttavia, ci sono ancora tantissime
sfide da vincere. C’è una grandissima promessa che deriva dalle terapie
geniche. Riporta un editoriale di Robert McLaren del 2016, un collega scozzese
che lavora a Oxford in un gruppo di 50 ricercatori tra scienziati di base e
chirurghi, sottolineando che è una ricerca che ha dei fondi e di questo si è
parlato ultimamente al Congresso di Floretina a Firenze in cui si è passata una
giornata a discutere in maniera molto illuminata tra scienziati di base, tra
quelli che lavorano nelle aziende biotech fondate perlopiù da due o tre
colleghi ricercatori che hanno un’idea brillante come quella di spezzettare i
virus, sui fondi di investimento: ci sono tantissimi miliardi di dollari che si
investono in questo campo, per cui questo è un altro degli aspetti che deve
portare ottimismo. Oggi c’è la terapia genica per l’Amaurosi di Leber derivante
dal deficit biallelico del gene RPE65: è un qualcosa di datato, ricorda che è
stato eseguito in Clinica Oculistica un trattamento di questo tipo tre anni fa.
Quello che si sta per verificare nell’immediato è la possibilità di creare dei
geni che, iniettati nell’occhio, possano produrre farmaci che altrimenti devono
essere iniettati periodicamente. Innanzitutto il primo aspetto da sottolineare
è quello della terapia di miglioramento, di aumento delle possibilità, di
correggere i deficit genetici che dipendono cioè da un singolo gene. Se si
tratta di un difetto plurigenetico, invece, i punti di approdo sono diversi ed
è difficile poterli contenere tutti; viceversa, è chiaro che si è focalizzata
l’attenzione su tutte le malattie che dipendono dal deficit di un singolo gene:
è più facile potervi intervenire.
Il gene RPE65 codifica una proteina fondamentale per il ciclo visivo, che
porta un impulso fotonico a tradursi in uno stimolo visivo in un processo
biochimico e biofisico. Il nuovo gene viene introdotto in un vettore, in uno
shuttle, cioè un adenovirus che è il virus dell’influenza in cui viene alterato
l’RNA di questo gene che codifica un DNA complementare, cioè un frammento di
gene. Inserito in questo shuttle, iniettato sotto la retina, entra nelle
cellule retiniche e inizia a produrre la proteina che altrimenti non veniva
prodotta dal gene deficitario. È un modo molto intelligente di introdurre il
gene deficitario; una delle sfide della terapia genica è che questi shuttle
hanno delle dimensioni contenute e si arrivi perciò a spezzettare i geni per
introdurli sotto la retina. Mostra poi il video dell’intervento eseguito sulla
piccola Francesca di 11 anni, che aveva già sviluppato i segni della RP; aveva
però il vantaggio di avere 11 anni, con una grossa porzione di cellule ancora vitali
e pertanto con un grosso margine di miglioramento. La terapia non è
particolarmente complessa dal punto di vista del chirurgo; ci sono degli step
fondamentali: non danneggiare la retina sottile perché la retina di un paziente
con malattia distrofica ha un danno nella struttura, per cui è più sottile di
una retina normale e bisogna essere delicati nelle manovre che portano alla
possibilità di iniettare il farmaco –; controllare tutte le zone periferiche –
quello di Francesca è un caso in cui c’è stata attrazione sulla retina per cui
era necessario essere estremamente delicati nel manovrarla; una volta che la
retina è pulita da tutte le aderenze del corpo vitreo e dalle possibili
complicanze che possono insorgere, si inietta al di sotto della retina con degli
aghi sottilissimi dello spessore di poco superiore a quello di un capello – la
sospensione di vettori che contengono il gene. È una manovra tecnicamente
complessa perché si è visto che può provocare dei danni collaterali come tutte
le manovre chirurgiche. Si crea una bolla di sospensione che poi disperde i
geni all’interno del tessuto retinico. Effettivamente la capacità visiva di
questi pazienti che sono di fase 3 migliora. Il campo visivo della piccola
paziente prima dell’intervento era quasi tutto nero, qualche settimana dopo
l’intervento il bianco è comparso. Una ventina di giorni dopo l’intervento, la
piccola ha dichiarato di vedere i gradini mentre scende le scale.
Ci sono più di 250, quasi 300 geni responsabili di questo fenotipo: è anche
per questo che gli oculisti possono sbagliare la diagnosi. Delle retinopatie
pigmentose solo il 2% può trovare una cura con le terapie attualmente
disponibili. Ma c’è un mercato enorme e ci sono tanti fondi che aspettano di
essere investiti. Se si modifica il genoma, si ipotizza che ci sia una durata a
vita della terapia; per ora si è stimato che ci siano circa 40 anni di
efficacia. La terapia costa per lo studio e per la sperimentazione di fase 1 e
2 e tutto questo porta le industrie, aziende quotate in Borsa, a cercare la
copertura dei costi e il profitto. Il costo per occhio è altissimo. Si tratta di
calcoli fatti anche sulla base di quanto togliere una persona dalla dipendenza,
dalla ipovisione, possa impattare in termini economici su quella persona, sui
caregiver, sui pagatori come le strutture INPS; tutti questi sono costi che la
società supporta e che purtroppo nella logica attuale non si notano: il sistema
regionale della sanità porta anche a un’ipovisione del quadro globale.
C’è la terapia genica per le maculopatie senili: la maculopatia è una
malattia degenerativa cronica; al momento attuale la terapia usa farmaci che
bloccano la proteina che dà carburante a questa patologia con delle iniezioni
che hanno durata di fino a quattro mesi, quindi ripetute nel tempo.
L’adenovirus viene iniettato nell’occhio, entra nel nucleo, lega al DNA questo
gene, che codifica la proteina bloccante. La somministrazione al momento è
chirurgica, si inietta sotto la retina. La Clinica Oculistica ha fatto parte
della sperimentazione clinica di fase 3. Si sta studiando anche la
somministrazione sovracoroidale, che è un metodo meno invasivo. Dopo la
somministrazione di questo farmaco, si mantiene l’acuità visiva con un numero
molto minore di iniezioni, ma non è ancora clinicamente applicabile. Ci sono
anche altre modalità di somministrazione: una di queste, in fase immediatamente
preclinica e che si sta per concludere è l’Ixo-vec, un vettore virale che viene
iniettato nel vitreo come un’iniezione intravitreale semplice, quindi molto
meno invasiva; un’altra è la 4MDT, un’altra idea della Silicon Valley, sempre
consistente in iniezioni intravitreali.
Ci sono moltissimi studi sulle cellule staminali, negli anni sono aumentati
da 30 a 320, condotti in tutto il mondo – qui a Bari se ne sta conducendo uno
insieme al Gemelli e alla Cattolica di Roma. Sono delle cellule indifferenziate
che si riproducono e si differenziano in cellule mature. Le cellule retiniche,
come quelle del cervello, non possono essere replicate se danneggiate, producono
una cicatrice. Bisogna trovare un modo per individuare una medicina
rigenerativa, che serve alla più parte dei pazienti perché arrivano in Clinica
quando la maggior parte delle cellule retiniche sono andate perse, o che
produca dei fattori trofici, che stimolino cioè le cellule moribonde a
riprendere una certa vitalità: possono essere ovviamente dello stesso soggetto
– condizione ideale per non correre il rischio di reazioni autoimmuni – oppure
di un soggetto di tipo diverso; possono provenire da diverse sorgenti: sangue,
midollo, cordone ombelicale – che è l’oggetto dello studio condotto insieme al
Gemelli per la maculopatie di forma atrofica – e hanno diverse categorie: ci
sono le cellule staminali totipotenti, delle fasi iniziali, di quando sono
ancora degli aggregati cellulari – che possono quindi fare di tutto – e le
cellule pluripotenti che partono da cellule del nostro organismo e possono
essere differenziate in diversi modelli evolutivi – anche per esempio per
l’ectoderma che è la base del tessuto nervoso. Tutte queste cellule hanno un
potenziale enorme, sono oggetto di studi clinici, molto importanti per i
fattori di sicurezza perché in America c’è stato il caso di un paziente a cui
sono state iniettate delle cellule staminali nell’occhio e in cui si è avuta
una distruzione di tutto il tessuto retinico irreversibile.
Tutta questa ricerca va molto lentamente, procede per
gradi e tutto questo porta via decenni di studio. È un percorso assolutamente
complesso, ma che porta alla fine dei risultati veramente emozionanti e che
danno una speranza per il futuro.
(Fine relazione)
di Maria Colucci
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